domenica 1 aprile 2012




Blog aprile 2012

Accettazione Consapevole

         Prima di spiegare che cosa è l’accettazione consapevole e come si può applicare, vorrei descrivere qual è il suo fine ultimo e a cosa serve in questo periodo così intenso di trasformazione e di cambiamenti che tutti, volenti o no, avvertono.

         C’è da fare subito una precisazione: in questo momento storico avvengono in ogni ambito, dal lavoro al rapporto con se stessi e con gli altri, spesso forti conflitti di concezioni, di idee, di comportamenti e di atteggiamenti mentali diversi, dovuti allo scontro di due correnti energetiche per ragioni culturali opposte, contrarie ma tese ambedue allo stesso obiettivo: quello di prendere consapevolezza delle proprie potenzialità e difetti per svilupparle al meglio; per quale scopo? ci si domanda: per diventare individui padroni del proprio destino presente e futuro e pensare ed agire in un contesto dove ognuno rispetta l’altro cercando di aiutarsi a vicenda con spirito di fratellanza e condivisione.

         Infatti, l’esigenza, che tutti coloro che vogliono lavorare su se stessi per trasformarsi e cambiare schemi di pensiero adeguandoli alle nuove richieste sentono, è quella  di rafforzare se stessi, di migliorarsi in funzione di uno scambio energetico con l’altro; è il rapporto interpersonale (in senso lato anche rapporti tra comunità, stati) che è centrale nel contesto della vita del pianeta terra, iniziando dai rapporti quotidiani con chi ci vive intorno. Che tipo di rapporto? Una relazione che rispetti il valore dell’altro, che valorizzi le peculiarità individuali per dare il meglio di se stessi, per costruire un mondo in cui tutti abbiano il loro spazio per esprimere i propri ideali, aspirazioni e necessità. Ciò può avvenire solo se ci abituiamo a conoscerci e ad accettarci per quello che siamo e  possiamo divenire rispettandoci.

         Allora, l’accettazione consapevole gioca un ruolo molto importante perché stimola la conoscenza di sé; infatti, stimola ad approfondire il rapporto con gli altri Ego Psicologici portatori del karma individuale, illuminandoli alla luce della coscienza con lo scopo di stabilire con essi una connessione di pieno equilibrio e armonia. Scoprire limiti, difetti e carenze, pregi virtù e potenzialità significa riconoscere le forze del Karma che ci condizionano, perché noi siamo la conseguenza di ciò che abbiamo pensato e sentito, voluto e agito in precedenti vite; ma per questo non vuol dire che non si possa raggiungere la libertà di pensare e agire secondo le nostre convinzioni acquisite con un onesto lavoro di conoscenza su noi stessi.

         Il passaggio dalla vecchia logica, che ha preso forma nelle dottrine esoteriche tradizionali iniziatiche, alla nuova consiste  proprio nel modo più fiducioso di rivolgerci alle entità superiori che ci guidano apparentemente da lontano: arcangeli, angeli e soprattutto il Cristo, l’Io Sono.           Tali entità altissime, ormai ci si può accorgere facilmente, sono scese più a contatto con gli umani dando loro il massimo aiuto, salvando il libero arbitrio individuale, per risolvere proprio le problematiche quotidiane. Quindi, appena riconosciamo che gli aspetti negativi degli Ego Psicologici superano un certo livello, occorre con pensieri mirati (autoterapia), con preghiere particolari invocare il loro intervento per darci la forza di accettare e di operare con consapevolezza i giusti cambiamenti. Tali altissime entità non risolvono i nostri problemi ma ci danno la giusta visione di essi e l’energia necessaria per farlo noi, offrendoci così l’opportunità di rafforzarci per diventare sempre più indipendenti, fiduciosi e autonomi.

       Porto un semplice esempio: durante le mie esperienze quotidiane mi riconosco di essere ribelle e di evadere dalle mie responsabilità con malcontento, ostinazione e  volontà di piegare eventi, situazioni e persone a mio piacimento e vantaggio, opponendomi all’accettazione consapevole dei miei difetti e soprattutto alla necessità di modificarli con un giusto lavoro su me stesso; il risultato di tale mio comportamento è intuibile: scontentezza, rifiuto, sfiducia e negatività, insomma una corrente di energie molto negative che non fanno vivere bene e impediscono una crescita liberatoria. Se intervengo con la forza dell’accettazione consapevole, ho subito la visione abbastanza chiara del mio limite, del mio difetto per cui accettandolo posso intervenire esercitando la capacità di adeguarmi come l’acqua ad ogni situazione; così si sviluppa l’Io Superiore in grado di avere la visione chiara dei miei debiti e crediti karmici contratti nelle vite precedenti. Praticamente l’Io Superiore rafforza il rapporto di fiducia con me stesso e la capacità di agire saggiamente in ogni situazione che il Karma mi pone innanzi.

         Ma non è tutto, c’è da aggiungere, ormai da qualche tempo, una nuova energia che è a disposizione di tutti, l’energia di amore, di verità e di giustizia che si può attingere dal rapporto diretto con le altissime entità, Io Sono, arcangeli e angeli. In che cosa consiste il rapporto diretto con le altissime entità? Occorre osservare alcuni accorgimenti: a) espandere la mente oltre la razionalità (se ragioni troppo non riesci a cogliere l’aggancio con l’energia, è sperimentato); b) accendere la fiamma della consapevolezza per illuminare il quadro della situazione in tutti i suoi particolari, da cui scaturiscono limiti, carenze e difetti che impediscono l’azione diretta; c) quindi invocare con una preghiera l’aiuto delle entità che immediatamente si mettono a disposizione, come? Trasmettono una delicata energia, calda e luminosa che ti fa accettare con atteggiamento “fraterno” qualsiasi lato oscuro, debole o troppo forte degli Ego Psicologici, permettendoti di plasmarlo alla luce dell’amore, della compassione, del perdono e della consapevolezza.

        Si discioglie quel comportamento conflittuale, di lotta tra luce e ombra che fa tanto soffrire, subentra una serena armonia con se stessi (lo scopo è quello della fiducia in sé) che in alcune situazioni, quelle non eccessivamente pesanti, si trasforma in gioia, allegria e benessere; è come se si stabilisse in noi un nuovo rapporto fra il Sé Superiore (che cresce sempre più) e gli Ego Psic.: di padre comprensivo con i propri figli che hanno tanto bisogno di luce e calore per maturare. Il condizionamento e la stretta del Karma si allentano notevolmente perché si apre lo spiraglio della disponibilità comprensiva e amorevole per sé e per gli altri.

         La persona che si esercita nello sviluppo di tale strumento evolutivo, l’accettazione consapevole, capisce sempre più le ragioni profonde del suo Karma, è come se se lo fosse dato da sé (effettivamente è così) per comprendere e apprezzare il saggio meccanismo dell’esistenza.

        Allora, quali possono essere gli effetti della pratica di tale strumento evolutivo? Un primo e importantissimo effetto è il seguente e si può riassumere in una legge matematica: chi non si accetta e non si comprende, non si approva e non si ama, non potrà mai accettare e comprendere, apprezzare e amare gli altri, il suo prossimo. La persona che si è come risvegliata a questo nuovo sentire, avverte nel profondo della sua coscienza la sua unione all’umanità intera e al tutto perché i suoi Ego Psic. sono quelli presenti con diverse sfumature in ogni essere umano, si sentirà soddisfatta, realizzata e in piena armonia con se stessa , condizione unica per progredire  seriamente nel cammino evolutivo.

    Qualche risultato concreto? Massima comprensione per le diverse razze, popoli e religioni, per i singoli individui appartenenti a qualsiasi classe sociale, livello culturale ed evolutivo, predisposizione alla fratellanza universale.

        Per sviluppare l’accettazione consapevole occorre fare gli esercizi, possibilmente quotidiani perché solo con la pratica si acquisiscono certi poteri e certe facoltà.

         Per comodità e chiarezza è opportuno distinguere gli esercizi in due categorie: quelli per il corpo fisico e quelli di carattere interiore.

         Riguardo al corpo fisico sostanzialmente essi mirano all’accettazione degli aspetti negativi del proprio corpo: a) guardarsi con serena obiettività (è fondamentale) allo specchio per riconoscere ed apprezzare particolari e caratteristiche mai prima scoperte del proprio corpo (ce ne sono molte mai prima osservate); b)  accettarle e valorizzarle consapevolmente recitando la formula: “ Mi accetto totalmente apprezzando tutti gli aspetti fisici miei molto personali e originali”; è una formula che può fare miracoli, purché si voglia e si creda fermamente in se stessi. Specie le donne  dovrebbero fare tale esercizio modificando lo schema di pensiero che si portano dietro fin da bambine; sicuramente ognuna avrà qualche particolare del proprio corpo: occhi, bocca e viso, seno, cosce e fondoschiena ecc. che sono apprezzabili e già apprezzati da altri. Occorre far leva su questi particolari per rafforzare l’autostima e ribellarsi ai modelli di bellezza fisica diffusi dai mass-media; ciò vale anche per gli uomini. Per rafforzare o modificare qualità psicomentali e spirituali bisogna ricorrere più decisamente all’autoterapia, cioè all’uso di formule mirate che vogliono rafforzare e sviluppare qualità o modificarne altre.  

        Per praticare esercizi relativi all’accettazione di qualità interiori per migliorarle e svilupparle, è opportuno fare un esame attento delle proprie qualità positive e delle potenzialità, dei limiti, difetti e carenze ma in modo sereno e obiettivo non critico autodistruttivo (come avviene di solito), per riconoscere specialmente i pregi su cui è bene far leva per suscitare fiducia, rispetto e autostima e poi recitare per 15-20 volte: ”Mi accetto totalmente con rispetto e considerazione, con volontà di migliorarmi e potenziare i miei pregi, sono serenamente armonico ed equilibrato”.

         Per facilitare l’esercizio interiore si potrebbe concentrarsi sull’idea o schema mentale della qualità desiderata, molto chiaro e preciso nei particolari da realizzare con costanza e determinazione fino a quando non si ottengono risultati apprezzabili e concreti.

         In sostanza l’accettazione consapevole è lo strumento che attiva la capacità di analisi psicologica molto profonda e l’autostima, base fondamentale per ogni tipo di autorealizzazione; infatti, se non ci si riconosce e accetta, non si può andare oltre la superficiale ed epidermica comprensione intellettuale dei processi psicospirituali, si ritorna sempre indietro alla concreta realtà degli Ego Psicologici che vanno conosciuti, accettati e amati e alla realtà del proprio corpo fisico da cui alcuni fuggono per paura di accettarlo, quasi schifati, altri, invece, lo apprezzano oltre misura senza domandarsi il perché delle sue forme; in esse si può leggere il carattere psicofisico e spirituale della persona. Ci sono autori che hanno approfondito nei loro studi la conoscenza della psiche umana  attraverso la configurazione fisica, la fisionomia e la gestualità di un individuo. Sarebbe molto interessante approfondire tale tipo di studi per arrivare a capire che ogni aspetto particolare di un corpo fisico è la manifestazione concreta visiva di una qualità, di una caratteristica o di una facoltà psichica dell’individuo.

          Mi sono rimaste nella memoria alcune affermazioni espresse da un autore che conosce molto bene il rapporto corpo fisico corpi sottili: eterico, astrale e io, Rudolf Steiner, su cui si può meditare  e, volendo, approfondire. (Sviluppo del karma umano attraverso la configurazione fisica, la fisionomia e la gestualità, di R. Steiner)

a)      “L’aspetto esteriore rivela un’immagine del comportamento morale e spirituale in una o più vite di una persona, particolarmente il volto esprime il nesso tra il comportamento e la disposizione morale.

b)      Costituzione corporea: esile e magra di chi ha riflettuto e pensato molto, grassa di chi ha vissuto intensamente il mondo esterno e tende ad ingrassare; chi non si è interessato di poco o di nulla, avrà un’ossatura poco sviluppata, capelli che crescono lentamente e gambe a O o a X.

c)      Un pensatore che ha usato molto la testa avrà una pelle morbida liscia e bella, chi non fu un pensatore, invece, ruvida e lentigginosa.



E’ facile capire, da tali esempi riportati, quanto sia stretto il legame fra corpo fisico e struttura morale e spirituale di un individuo, per cui l’accettazione consapevole rappresenta il mezzo per poter pareggiare squilibri antichi e creare nuove cause di un diverso e migliore destino.

   

        






venerdì 2 marzo 2012




Blog marzo 2012



Una possibile spiegazione karmica di un evento molto doloroso:

la morte di una persona cara, molto giovane



L’oggetto della riflessione è una storia presentata nel programma di Rai 1 “Verdetto finale” del 25.1.2012, una storia come tante che accadono nella quotidianità, lasciando uno strascico di pensieri, emozioni e sentimenti molto dolorosi che esigono però una spiegazione; non è possibile che eventi del genere si accettino così come fatalità inspiegabili, frutto di chissà quali scherzi del destino.

       Io ne ho sentita la conclusione, ne sono rimasto molto colpito ma subito mi sono venuti alla memoria più casi simili studiati e verificati con metodi di indagine spirituale, regressione non ipnotica a vite precedenti.

      Riassumo sinteticamente la vicenda: un giovane di 24 anni muore in un incidente stradale lasciando la fidanzata ventenne e i genitori nella disperazione più nera. Subito dopo il funerale la ragazza chiede ai genitori di lui di rimanere qualche giorno con loro; di qui inizia la vera tragedia, quei giorni si sono trasformati in un periodo di quasi due anni  in cui madre e fidanzata non fanno altro che vivere di ricordi del figlio-fidanzato, abbandonando i propri doveri. La madre, insegnante, non si sente di trattare con ragazzi poco più giovani di suo figlio trapassato e rinuncia al suo lavoro, la fidanzata non frequenta più l’università né esce con le sue amiche e insomma non riprende la sua vita di giovane con speranze aspirazioni e progetti. Madre e fidanzata stanno tutto il giorno a guardare foto, filmini e oggetti del giovane senza una via d’uscita dal dolore e senza lo sforzo di farsene una ragione per avere pace e riprendere a vivere.

       A parte tutte le altre considerazioni di ordine pratico, per cui la giuria, il giudice e gli esperti presenti (si tratta di un processo) hanno dato ragione al padre del ragazzo estinto che richiedeva l’allontanamento della ragazza dalla sua famiglia per farla rientrare nella propria casa riprendendo una esistenza normale per una giovane poco più che ventenne, ciò che mi ha colpito è stata la situazione in se stessa, cioè il fatto che le due donne, madre e fidanzata, siano disperate e attaccate ai ricordi dedicandosi al culto del trapassato e sacrificandosi come a ricompensarlo forse di ciò che non gli hanno dato “prima”.

       Quando “prima”? Che significa? Mi risulta per esperienza diretta  da indagini a livello spirituale con la tecnica  della regressione non ipnotica che certi rapporti, certe situazioni, certi comportamenti vissuti in precedenti vite, hanno un preciso riscontro nella presente, secondo la legge del karma; mi spiego portando esempi concreti, risultati di sedute di regressing fatte da me e da una collega: in un rapporto di coppia, lui, Daniele, molto attento, premuroso, geloso e molto attaccato  alla moglie Stefania, scopre improvvisamente, vedendola in macchina con un uomo, di essere tradito meschinamente. Allora accade un episodio molto simile a quelli narrati nei film di azione: lui, fa una conversione pericolosa, rincorre la macchina del rivale, la blocca frenandole davanti, scende, scopre che l’uomo con la moglie è un suo amico, inizia a ”fare a botte”, inveisce contro di lei ma Stefania con forza e rabbia, mentre tenta di dividerli, gli grida in faccia: - Vattene, Daniè, è tutto finito tra noi!

        Daniele, come tramortito  da un colpo, continua a picchiarsi con l’uomo ma appena finita la lite e tornato in sé, si rende conto della gravità della situazione, torna a casa dai genitori disperato.

         E’ chiaro che Daniele, venendo da me per una seduta, ha voluto sapere quale suo comportamento, quale sua azione in una vita precedente ha causato una simile tragedia, sì, proprio tragedia, perché per ragioni evidenti  non posso narrare tutti i gravi risvolti di tale evento; a me interessa far capire il motivo profondo di questa situazione.

         Daniele durante la seduta ha rievocato il ricordo di una esperienza molto simile a quella da lui ora vissuta in cui i ruoli dei protagonisti erano esattamente opposti: lui, giovane intraprendente sentimentalmente, curioso di esperienze, dopo aver sposato Stefania e avere avuto da lei una figlia  (rincontrata in un rapporto diverso come attuale sorella) si lega sentimentalmente con una giovane creando in Stefania un tale dolore da farle perdere la ragione e finire in ospedale psichiatrico. Daniele in regressione riprova la sofferenza destabilizzante di Stefania, capisce e si rende conto di averle fatto un grave torto che deve essere riparato, secondo la legge del karma.

        Dopo tale rievocazione, lui comprende che lei con il suo comportamento gli dà l’occasione in certo modo di accettare e riparare l’antico torto subito; egli lo fa, si rasserena, supera il risentimento, perdona e si sente pronto a ripartire per costruire un nuovo rapporto basato sulla fiducia e il rispetto. Non ha ricostruito con la moglie perché evidentemente in lei il ricordo del torto subito è stato molto forte ma ha capito il senso dell’esperienza correggendo il suo modo di rapportarsi con le persone, specie legate sentimentalmente, ha imparato grazie al tradimento subito ora il giusto comportamento per il futuro.

      Che riferimento può avere l’esperienza di Daniele e Stefania all’episodio trasmesso in TV a Verdetto Finale? Un primo aspetto dovrebbe essere chiaro: il fatto che madre e fidanzata siano state così violentemente e tragicamente abbandonate lascia presupporre, secondo il karma, che qualche grave mancanza, qualche atto drammatico e luttuoso, avvenuto nel passato, sia la causa remota dell’attuale situazione: nulla avviene per caso e senza un preciso significato e scopo nella vita di una persona, in questo caso addirittura di due persone.

      Un secondo aspetto più pertinente all’episodio televisivo l’ho percepito quando ho ripensato ad una seduta di regressing, fatta da una collega diverso tempo fa e raccontatami con grande commozione. Si trattò di una signora abbastanza matura, sofferente ancora dopo molti per la perdita di una figlia adorata cui aveva dedicato tutta la sua vita ricevendone in cambio gratitudine, apprezzamento e amore; sembrava il loro rapporto tra madre e figlia un esempio di amore perfetto da seguire e apprezzare sempre come modello.

       Un giorno maledetto la figlia Giorgia, ventenne, per un malore improvviso venne ricoverata in ospedale dove morì quasi subito per un attacco di leucemia fulminante. Luisa, la madre, cadde in uno stato depressivo che rasentò per poco la morte: disperazione e incapacità di capire perché un rapporto bello, sereno e costruttivo come il loro fosse così bruscamente e tragicamente interrotto.

       Se in tali circostanze si ha fede in qualcosa, si riesce a superare il dramma pensando che una ragione nascosta e misteriosa ci deve pur essere nel disegno universale di cui ognuno di noi fa parte, altrimenti è la più cupa disperazione, la rabbia contro ogni legge umana e divina, l’ignoranza offuscatrice di ogni ragione; ciò che provava la madre.

       Luisa andò dalla regressologa per cercare di capire la causa prima di tale tremenda esperienza e per sua fortuna la trovò. Riassumo brevemente: in una precedente vita, madre e figlia erano legate da un rapporto diverso, erano persone che appartenevano ad una comunità non proprio religiosa: la madre era un capo, uomo, con potere e autorità che esercitava non sempre in modo giusto e rispettoso, specie verso una giovane ragazza che pendeva dalle sue labbra, lo stimava, lo onorava come guida, ricevendone in cambio poca stima, disapprovazione, rifiuto e talvolta anche umiliazioni. La ragazza non manifestava odio o risentimento, gli obbediva e lo rispettava ma soffriva per tale incomprensibile comportamento fino quasi ad ammalarsi.

       La seduta terminò con la chiara scoperta di un torto tanto grave che, secondo la legge del karma, doveva essere riparato. Come è intervenuta la legge karmica per permettere a Luisa di rimediare  alla grave mancanza? Nella attuale rincarnazione Luisa come madre concepisce Giorgia, la alleva con tanto amore, dandole tutto (quanto non le aveva dato nella precedente vita!!) l’ama addirittura fino a considerarla come l’unica persona al mondo capace di condizionare i suoi stati d’animo, il suo essere madre e donna, in una parola, la sua vita.

      Quando Luisa raggiunge, secondo la legge del Karma, il culmine della riparazione del suo torto, della sua mancanza verso Giorgia nella vita pregressa, le viene tolta fulmineamente la persona più cara su cui ha fondato la ragione della sua esistenza. Perché tale improvvisa privazione?? Il Karma l’ha punita, l’ha castigata, sembrerebbe secondo la legge del “taglione”:- Tu mi hai fatto questo, io te lo rifaccio? No…!!! le ha fatto pesantemente capire che le attenzioni amorevoli, le cure affettuose e l’amore non vanno rivolte solo a chi ci piace e ci ricambia ma a tutti, l’amore è uno stato d’essere basato sul dono disinteressato di sé. Io ho chiesto alla mia amica regressologa quali sono stati gli effetti di quella terapia su Luisa; mi ha rassicurato che lei ha capito il perché le è stata tolta Giorgia in maniera così violenta e tragica e ha ringraziato la legge del Karma proprio per tale lezione. Sì, ha capito cosa significa rispetto, dignità, libertà e amore disinteressato e proprio dalla scoperta della causa di quell’evento drammatico ha iniziato ad agire in maniera più altruistica e quasi impersonale, non aspettandosi nulla in cambio ( aveva iniziato a fare volontariato negli ospedali); ma se non avesse vissuto quella tragica esperienza, quando si sarebbe mai risvegliata in lei la coscienza che vivere nel rispetto dell’altro, nell’amore altruistico, nella ricerca di un miglioramento di se stessi, è l’obiettivo primario di vita di una persona evoluta?? La legge di vita o Karma gliel’ha fatto capire!!

       Per ritornare all’episodio trattato in “Verdetto finale”, posso affermare serenamente che madre e fidanzata avevano qualcosa da riparare: torto o mancanza, comportamenti e modi di fare suggeriti da trascuratezza, da mancanza di attenzioni e cure? Spero che le due donne si risveglino alla coscienza dell’amore disinteressato e apprezzino la vita che è data loro di vivere per condividerla costruttivamente  e altruisticamente con il prossimo.

        Io ho rinfrescato nella mia mente alcune regole di saggezza molto importanti: non esprimere giudizi e accettare l’idea che c’è una spiegazione, più o meno chiara, per ogni evento e situazione di vita.   



         

Blog marzo 2012

Una possibile spiegazione karmica di un evento molto doloroso:
la morte di una persona cara, molto giovane

L’oggetto della riflessione è una storia presentata nel programma di Rai 1 “Verdetto finale” del 25.1.2012, una storia come tante che accadono nella quotidianità, lasciando uno strascico di pensieri, emozioni e sentimenti molto dolorosi che esigono però una spiegazione; non è possibile che eventi del genere si accettino così come fatalità inspiegabili, frutto di chissà quali scherzi del destino.
       Io ne ho sentita la conclusione, ne sono rimasto molto colpito ma subito mi sono venuti alla memoria più casi simili studiati e verificati con metodi di indagine spirituale, regressione non ipnotica a vite precedenti.
      Riassumo sinteticamente la vicenda: un giovane di 24 anni muore in un incidente stradale lasciando la fidanzata ventenne e i genitori nella disperazione più nera. Subito dopo il funerale la ragazza chiede ai genitori di lui di rimanere qualche giorno con loro; di qui inizia la vera tragedia, quei giorni si sono trasformati in un periodo di quasi due anni  in cui madre e fidanzata non fanno altro che vivere di ricordi del figlio-fidanzato, abbandonando i propri doveri. La madre, insegnante, non si sente di trattare con ragazzi poco più giovani di suo figlio trapassato e rinuncia al suo lavoro, la fidanzata non frequenta più l’università né esce con le sue amiche e insomma non riprende la sua vita di giovane con speranze aspirazioni e progetti. Madre e fidanzata stanno tutto il giorno a guardare foto, filmini e oggetti del giovane senza una via d’uscita dal dolore e senza lo sforzo di farsene una ragione per avere pace e riprendere a vivere.
       A parte tutte le altre considerazioni di ordine pratico, per cui la giuria, il giudice e gli esperti presenti (si tratta di un processo) hanno dato ragione al padre del ragazzo estinto che richiedeva l’allontanamento della ragazza dalla sua famiglia per farla rientrare nella propria casa riprendendo una esistenza normale per una giovane poco più che ventenne, ciò che mi ha colpito è stata la situazione in se stessa, cioè il fatto che le due donne, madre e fidanzata, siano disperate e attaccate ai ricordi dedicandosi al culto del trapassato e sacrificandosi come a ricompensarlo forse di ciò che non gli hanno dato “prima”.
       Quando “prima”? Che significa? Mi risulta per esperienza diretta  da indagini a livello spirituale con la tecnica  della regressione non ipnotica che certi rapporti, certe situazioni, certi comportamenti vissuti in precedenti vite, hanno un preciso riscontro nella presente, secondo la legge del karma; mi spiego portando esempi concreti, risultati di sedute di regressing fatte da me e da una collega: in un rapporto di coppia, lui, Daniele, molto attento, premuroso, geloso e molto attaccato  alla moglie Stefania, scopre improvvisamente, vedendola in macchina con un uomo, di essere tradito meschinamente. Allora accade un episodio molto simile a quelli narrati nei film di azione: lui, fa una conversione pericolosa, rincorre la macchina del rivale, la blocca frenandole davanti, scende, scopre che l’uomo con la moglie è un suo amico, inizia a ”fare a botte”, inveisce contro di lei ma Stefania con forza e rabbia, mentre tenta di dividerli, gli grida in faccia: - Vattene, Daniè, è tutto finito tra noi!
        Daniele, come tramortito  da un colpo, continua a picchiarsi con l’uomo ma appena finita la lite e tornato in sé, si rende conto della gravità della situazione, torna a casa dai genitori disperato.
         E’ chiaro che Daniele, venendo da me per una seduta, ha voluto sapere quale suo comportamento, quale sua azione in una vita precedente ha causato una simile tragedia, sì, proprio tragedia, perché per ragioni evidenti  non posso narrare tutti i gravi risvolti di tale evento; a me interessa far capire il motivo profondo di questa situazione.
         Daniele durante la seduta ha rievocato il ricordo di una esperienza molto simile a quella da lui ora vissuta in cui i ruoli dei protagonisti erano esattamente opposti: lui, giovane intraprendente sentimentalmente, curioso di esperienze, dopo aver sposato Stefania e avere avuto da lei una figlia  (rincontrata in un rapporto diverso come attuale sorella) si lega sentimentalmente con una giovane creando in Stefania un tale dolore da farle perdere la ragione e finire in ospedale psichiatrico. Daniele in regressione riprova la sofferenza destabilizzante di Stefania, capisce e si rende conto di averle fatto un grave torto che deve essere riparato, secondo la legge del karma.
        Dopo tale rievocazione, lui comprende che lei con il suo comportamento gli dà l’occasione in certo modo di accettare e riparare l’antico torto subito; egli lo fa, si rasserena, supera il risentimento, perdona e si sente pronto a ripartire per costruire un nuovo rapporto basato sulla fiducia e il rispetto. Non ha ricostruito con la moglie perché evidentemente in lei il ricordo del torto subito è stato molto forte ma ha capito il senso dell’esperienza correggendo il suo modo di rapportarsi con le persone, specie legate sentimentalmente, ha imparato grazie al tradimento subito ora il giusto comportamento per il futuro.
      Che riferimento può avere l’esperienza di Daniele e Stefania all’episodio trasmesso in TV a Verdetto Finale? Un primo aspetto dovrebbe essere chiaro: il fatto che madre e fidanzata siano state così violentemente e tragicamente abbandonate lascia presupporre, secondo il karma, che qualche grave mancanza, qualche atto drammatico e luttuoso, avvenuto nel passato, sia la causa remota dell’attuale situazione: nulla avviene per caso e senza un preciso significato e scopo nella vita di una persona, in questo caso addirittura di due persone.
      Un secondo aspetto più pertinente all’episodio televisivo l’ho percepito quando ho ripensato ad una seduta di regressing, fatta da una collega diverso tempo fa e raccontatami con grande commozione. Si trattò di una signora abbastanza matura, sofferente ancora dopo molti per la perdita di una figlia adorata cui aveva dedicato tutta la sua vita ricevendone in cambio gratitudine, apprezzamento e amore; sembrava il loro rapporto tra madre e figlia un esempio di amore perfetto da seguire e apprezzare sempre come modello.
       Un giorno maledetto la figlia Giorgia, ventenne, per un malore improvviso venne ricoverata in ospedale dove morì quasi subito per un attacco di leucemia fulminante. Luisa, la madre, cadde in uno stato depressivo che rasentò per poco la morte: disperazione e incapacità di capire perché un rapporto bello, sereno e costruttivo come il loro fosse così bruscamente e tragicamente interrotto.
       Se in tali circostanze si ha fede in qualcosa, si riesce a superare il dramma pensando che una ragione nascosta e misteriosa ci deve pur essere nel disegno universale di cui ognuno di noi fa parte, altrimenti è la più cupa disperazione, la rabbia contro ogni legge umana e divina, l’ignoranza offuscatrice di ogni ragione; ciò che provava la madre.
       Luisa andò dalla regressologa per cercare di capire la causa prima di tale tremenda esperienza e per sua fortuna la trovò. Riassumo brevemente: in una precedente vita, madre e figlia erano legate da un rapporto diverso, erano persone che appartenevano ad una comunità non proprio religiosa: la madre era un capo, uomo, con potere e autorità che esercitava non sempre in modo giusto e rispettoso, specie verso una giovane ragazza che pendeva dalle sue labbra, lo stimava, lo onorava come guida, ricevendone in cambio poca stima, disapprovazione, rifiuto e talvolta anche umiliazioni. La ragazza non manifestava odio o risentimento, gli obbediva e lo rispettava ma soffriva per tale incomprensibile comportamento fino quasi ad ammalarsi.
       La seduta terminò con la chiara scoperta di un torto tanto grave che, secondo la legge del karma, doveva essere riparato. Come è intervenuta la legge karmica per permettere a Luisa di rimediare  alla grave mancanza? Nella attuale rincarnazione Luisa come madre concepisce Giorgia, la alleva con tanto amore, dandole tutto (quanto non le aveva dato nella precedente vita!!) l’ama addirittura fino a considerarla come l’unica persona al mondo capace di condizionare i suoi stati d’animo, il suo essere madre e donna, in una parola, la sua vita.
      Quando Luisa raggiunge, secondo la legge del Karma, il culmine della riparazione del suo torto, della sua mancanza verso Giorgia nella vita pregressa, le viene tolta fulmineamente la persona più cara su cui ha fondato la ragione della sua esistenza. Perché tale improvvisa privazione?? Il Karma l’ha punita, l’ha castigata, sembrerebbe secondo la legge del “taglione”:- Tu mi hai fatto questo, io te lo rifaccio? No…!!! le ha fatto pesantemente capire che le attenzioni amorevoli, le cure affettuose e l’amore non vanno rivolte solo a chi ci piace e ci ricambia ma a tutti, l’amore è uno stato d’essere basato sul dono disinteressato di sé. Io ho chiesto alla mia amica regressologa quali sono stati gli effetti di quella terapia su Luisa; mi ha rassicurato che lei ha capito il perché le è stata tolta Giorgia in maniera così violenta e tragica e ha ringraziato la legge del Karma proprio per tale lezione. Sì, ha capito cosa significa rispetto, dignità, libertà e amore disinteressato e proprio dalla scoperta della causa di quell’evento drammatico ha iniziato ad agire in maniera più altruistica e quasi impersonale, non aspettandosi nulla in cambio ( aveva iniziato a fare volontariato negli ospedali); ma se non avesse vissuto quella tragica esperienza, quando si sarebbe mai risvegliata in lei la coscienza che vivere nel rispetto dell’altro, nell’amore altruistico, nella ricerca di un miglioramento di se stessi, è l’obiettivo primario di vita di una persona evoluta?? La legge di vita o Karma gliel’ha fatto capire!!
       Per ritornare all’episodio trattato in “Verdetto finale”, posso affermare serenamente che madre e fidanzata avevano qualcosa da riparare: torto o mancanza, comportamenti e modi di fare suggeriti da trascuratezza, da mancanza di attenzioni e cure? Spero che le due donne si risveglino alla coscienza dell’amore disinteressato e apprezzino la vita che è data loro di vivere per condividerla costruttivamente  e altruisticamente con il prossimo.
        Io ho rinfrescato nella mia mente alcune regole di saggezza molto importanti: non esprimere giudizi e accettare l’idea che c’è una spiegazione, più o meno chiara, per ogni evento e situazione di vita.   

         


Blog marzo 2012

Una possibile spiegazione karmica di un evento molto doloroso:
la morte di una persona cara, molto giovane

L’oggetto della riflessione è una storia presentata nel programma di Rai 1 “Verdetto finale” del 25.1.2012, una storia come tante che accadono nella quotidianità, lasciando uno strascico di pensieri, emozioni e sentimenti molto dolorosi che esigono però una spiegazione; non è possibile che eventi del genere si accettino così come fatalità inspiegabili, frutto di chissà quali scherzi del destino.
       Io ne ho sentita la conclusione, ne sono rimasto molto colpito ma subito mi sono venuti alla memoria più casi simili studiati e verificati con metodi di indagine spirituale, regressione non ipnotica a vite precedenti.
      Riassumo sinteticamente la vicenda: un giovane di 24 anni muore in un incidente stradale lasciando la fidanzata ventenne e i genitori nella disperazione più nera. Subito dopo il funerale la ragazza chiede ai genitori di lui di rimanere qualche giorno con loro; di qui inizia la vera tragedia, quei giorni si sono trasformati in un periodo di quasi due anni  in cui madre e fidanzata non fanno altro che vivere di ricordi del figlio-fidanzato, abbandonando i propri doveri. La madre, insegnante, non si sente di trattare con ragazzi poco più giovani di suo figlio trapassato e rinuncia al suo lavoro, la fidanzata non frequenta più l’università né esce con le sue amiche e insomma non riprende la sua vita di giovane con speranze aspirazioni e progetti. Madre e fidanzata stanno tutto il giorno a guardare foto, filmini e oggetti del giovane senza una via d’uscita dal dolore e senza lo sforzo di farsene una ragione per avere pace e riprendere a vivere.
       A parte tutte le altre considerazioni di ordine pratico, per cui la giuria, il giudice e gli esperti presenti (si tratta di un processo) hanno dato ragione al padre del ragazzo estinto che richiedeva l’allontanamento della ragazza dalla sua famiglia per farla rientrare nella propria casa riprendendo una esistenza normale per una giovane poco più che ventenne, ciò che mi ha colpito è stata la situazione in se stessa, cioè il fatto che le due donne, madre e fidanzata, siano disperate e attaccate ai ricordi dedicandosi al culto del trapassato e sacrificandosi come a ricompensarlo forse di ciò che non gli hanno dato “prima”.
       Quando “prima”? Che significa? Mi risulta per esperienza diretta  da indagini a livello spirituale con la tecnica  della regressione non ipnotica che certi rapporti, certe situazioni, certi comportamenti vissuti in precedenti vite, hanno un preciso riscontro nella presente, secondo la legge del karma; mi spiego portando esempi concreti, risultati di sedute di regressing fatte da me e da una collega: in un rapporto di coppia, lui, Daniele, molto attento, premuroso, geloso e molto attaccato  alla moglie Stefania, scopre improvvisamente, vedendola in macchina con un uomo, di essere tradito meschinamente. Allora accade un episodio molto simile a quelli narrati nei film di azione: lui, fa una conversione pericolosa, rincorre la macchina del rivale, la blocca frenandole davanti, scende, scopre che l’uomo con la moglie è un suo amico, inizia a ”fare a botte”, inveisce contro di lei ma Stefania con forza e rabbia, mentre tenta di dividerli, gli grida in faccia: - Vattene, Daniè, è tutto finito tra noi!
        Daniele, come tramortito  da un colpo, continua a picchiarsi con l’uomo ma appena finita la lite e tornato in sé, si rende conto della gravità della situazione, torna a casa dai genitori disperato.
         E’ chiaro che Daniele, venendo da me per una seduta, ha voluto sapere quale suo comportamento, quale sua azione in una vita precedente ha causato una simile tragedia, sì, proprio tragedia, perché per ragioni evidenti  non posso narrare tutti i gravi risvolti di tale evento; a me interessa far capire il motivo profondo di questa situazione.
         Daniele durante la seduta ha rievocato il ricordo di una esperienza molto simile a quella da lui ora vissuta in cui i ruoli dei protagonisti erano esattamente opposti: lui, giovane intraprendente sentimentalmente, curioso di esperienze, dopo aver sposato Stefania e avere avuto da lei una figlia  (rincontrata in un rapporto diverso come attuale sorella) si lega sentimentalmente con una giovane creando in Stefania un tale dolore da farle perdere la ragione e finire in ospedale psichiatrico. Daniele in regressione riprova la sofferenza destabilizzante di Stefania, capisce e si rende conto di averle fatto un grave torto che deve essere riparato, secondo la legge del karma.
        Dopo tale rievocazione, lui comprende che lei con il suo comportamento gli dà l’occasione in certo modo di accettare e riparare l’antico torto subito; egli lo fa, si rasserena, supera il risentimento, perdona e si sente pronto a ripartire per costruire un nuovo rapporto basato sulla fiducia e il rispetto. Non ha ricostruito con la moglie perché evidentemente in lei il ricordo del torto subito è stato molto forte ma ha capito il senso dell’esperienza correggendo il suo modo di rapportarsi con le persone, specie legate sentimentalmente, ha imparato grazie al tradimento subito ora il giusto comportamento per il futuro.
      Che riferimento può avere l’esperienza di Daniele e Stefania all’episodio trasmesso in TV a Verdetto Finale? Un primo aspetto dovrebbe essere chiaro: il fatto che madre e fidanzata siano state così violentemente e tragicamente abbandonate lascia presupporre, secondo il karma, che qualche grave mancanza, qualche atto drammatico e luttuoso, avvenuto nel passato, sia la causa remota dell’attuale situazione: nulla avviene per caso e senza un preciso significato e scopo nella vita di una persona, in questo caso addirittura di due persone.
      Un secondo aspetto più pertinente all’episodio televisivo l’ho percepito quando ho ripensato ad una seduta di regressing, fatta da una collega diverso tempo fa e raccontatami con grande commozione. Si trattò di una signora abbastanza matura, sofferente ancora dopo molti per la perdita di una figlia adorata cui aveva dedicato tutta la sua vita ricevendone in cambio gratitudine, apprezzamento e amore; sembrava il loro rapporto tra madre e figlia un esempio di amore perfetto da seguire e apprezzare sempre come modello.
       Un giorno maledetto la figlia Giorgia, ventenne, per un malore improvviso venne ricoverata in ospedale dove morì quasi subito per un attacco di leucemia fulminante. Luisa, la madre, cadde in uno stato depressivo che rasentò per poco la morte: disperazione e incapacità di capire perché un rapporto bello, sereno e costruttivo come il loro fosse così bruscamente e tragicamente interrotto.
       Se in tali circostanze si ha fede in qualcosa, si riesce a superare il dramma pensando che una ragione nascosta e misteriosa ci deve pur essere nel disegno universale di cui ognuno di noi fa parte, altrimenti è la più cupa disperazione, la rabbia contro ogni legge umana e divina, l’ignoranza offuscatrice di ogni ragione; ciò che provava la madre.
       Luisa andò dalla regressologa per cercare di capire la causa prima di tale tremenda esperienza e per sua fortuna la trovò. Riassumo brevemente: in una precedente vita, madre e figlia erano legate da un rapporto diverso, erano persone che appartenevano ad una comunità non proprio religiosa: la madre era un capo, uomo, con potere e autorità che esercitava non sempre in modo giusto e rispettoso, specie verso una giovane ragazza che pendeva dalle sue labbra, lo stimava, lo onorava come guida, ricevendone in cambio poca stima, disapprovazione, rifiuto e talvolta anche umiliazioni. La ragazza non manifestava odio o risentimento, gli obbediva e lo rispettava ma soffriva per tale incomprensibile comportamento fino quasi ad ammalarsi.
       La seduta terminò con la chiara scoperta di un torto tanto grave che, secondo la legge del karma, doveva essere riparato. Come è intervenuta la legge karmica per permettere a Luisa di rimediare  alla grave mancanza? Nella attuale rincarnazione Luisa come madre concepisce Giorgia, la alleva con tanto amore, dandole tutto (quanto non le aveva dato nella precedente vita!!) l’ama addirittura fino a considerarla come l’unica persona al mondo capace di condizionare i suoi stati d’animo, il suo essere madre e donna, in una parola, la sua vita.
      Quando Luisa raggiunge, secondo la legge del Karma, il culmine della riparazione del suo torto, della sua mancanza verso Giorgia nella vita pregressa, le viene tolta fulmineamente la persona più cara su cui ha fondato la ragione della sua esistenza. Perché tale improvvisa privazione?? Il Karma l’ha punita, l’ha castigata, sembrerebbe secondo la legge del “taglione”:- Tu mi hai fatto questo, io te lo rifaccio? No…!!! le ha fatto pesantemente capire che le attenzioni amorevoli, le cure affettuose e l’amore non vanno rivolte solo a chi ci piace e ci ricambia ma a tutti, l’amore è uno stato d’essere basato sul dono disinteressato di sé. Io ho chiesto alla mia amica regressologa quali sono stati gli effetti di quella terapia su Luisa; mi ha rassicurato che lei ha capito il perché le è stata tolta Giorgia in maniera così violenta e tragica e ha ringraziato la legge del Karma proprio per tale lezione. Sì, ha capito cosa significa rispetto, dignità, libertà e amore disinteressato e proprio dalla scoperta della causa di quell’evento drammatico ha iniziato ad agire in maniera più altruistica e quasi impersonale, non aspettandosi nulla in cambio ( aveva iniziato a fare volontariato negli ospedali); ma se non avesse vissuto quella tragica esperienza, quando si sarebbe mai risvegliata in lei la coscienza che vivere nel rispetto dell’altro, nell’amore altruistico, nella ricerca di un miglioramento di se stessi, è l’obiettivo primario di vita di una persona evoluta?? La legge di vita o Karma gliel’ha fatto capire!!
       Per ritornare all’episodio trattato in “Verdetto finale”, posso affermare serenamente che madre e fidanzata avevano qualcosa da riparare: torto o mancanza, comportamenti e modi di fare suggeriti da trascuratezza, da mancanza di attenzioni e cure? Spero che le due donne si risveglino alla coscienza dell’amore disinteressato e apprezzino la vita che è data loro di vivere per condividerla costruttivamente  e altruisticamente con il prossimo.
        Io ho rinfrescato nella mia mente alcune regole di saggezza molto importanti: non esprimere giudizi e accettare l’idea che c’è una spiegazione, più o meno chiara, per ogni evento e situazione di vita.   

         







giovedì 1 marzo 2012

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Un modo per risvegliare la forza

            La forza è l’energia che scorre naturalmente in noi, fluisce attraverso tutto il nostro essere, potrebbe essere definita la vita, l’intelligenza e la potenza innata in ogni parte dei corpi materiali dei regni della natura; tale energia ci accomuna tutti, noi creature, dandoci l’idea-esperienza dell’unione con l’Io Sono; se la affermiamo anche a livello mentale e psicospirituale possiamo concretamente avvertire e realizzare la presenza dell’Io Sono in noi con tutte le sue conseguenze positive, entusiasmanti e miracolose.

             Il discorso fila bene, liscio sul piano teorico, mentale perché riflette una realtà cui l’essere umano aspira da quando ha il senso dell’egoità, della coscienza individuale ma è un’aspirazione fortemente contrastata proprio dall’egoità nel suo insieme di ego psicologici; questi, infatti, in quanto non tutti sublimati, cioè liberati dagli aspetti troppo personali condizionanti, ostacolano e offuscano il fluire dell’energia pura dell’Io Sono, che pure è sempre presente in noi e scorre naturalmente.

             Allora, come si fa a risvegliarla e farla agire in maniera costruttiva tale da infondere sicurezza, serenità, forza e amore? Questa è l’aspirazione ideale di tutti i programmi di seminari, corsi, incontri, libri, articoli tecniche e terapie varie che si ispirano sanamente a quella spinta, direi, a quell’istinto innato nell’uomo ad unirsi all’energia del Tutto, dell’Io Sono, è altresì il compito che sentono di svolgere tutte le persone che aspirano ad una autorealizzazione, completa, dinamica e reale, non fittizia, superficiale o solo mentale e intellettuale.

             Di fronte ai diversi eventi quotidiani, alle diverse situazioni, rapporti e scelte abbiamo sempre due possibilità iniziali: 1) agire sotto l’impulso degli interessi personali, gli Ego che vogliono soddisfazione, vogliono vincere e quindi lottano con tutte le strategie umanamente possibili per ottenere oppure 2), condizione superiore per coraggio e maturità, affrontare ogni situazione sempre con determinazione, coraggio, forza ma distacco dagli interessi personali: questo è il nocciolo della questione, la parte più difficile a capirsi e a realizzarsi.

             Porto un esempio per capire meglio: nell’ambito lavorativo mi viene affidata l’esecuzione  di un progetto molto impegnativo e complesso dalla cui realizzazione mi possono venire anche importanti vantaggi e riconoscimenti che soddisfino il mio amor proprio e il mio prestigio professionale; quindi, sono molto stimolato da concreti interessi a lavorare aspettandomi in cambio ricompense a livello personale gratificanti e soddisfacenti, questo è il normale comportamento che però implica sacrifici e delusioni, riconoscimenti e gratificazioni in un continuo alternarsi, così sono le vicende in ogni ambito di vita.

        Esiste anche un diverso modo di affrontare la stessa occasione: lavorare al progetto con lo stesso impegno, entusiasmo e responsabilità, per libera scelta  di dare il meglio di me  ma senza essere condizionato o dipendente dai risultati dello sforzo seguendo il seguente ragionamento consapevole e libero:- Se io lavoro, mi adopero per realizzare ogni minimo particolare con la dovuta attenzione, competenza e amore, allora mi sento di compiere una serie di azioni sostenute da puro entusiasmo ed energia dell’Io Sono con la conseguenza di sentirmi veramente gratificato, forte comunque, fiducioso nelle mie infinite potenzialità e possibilità reali. Almeno nell’ambito lavorativo agisco stimolato dall’alto ideale di operare al meglio non condizionato da interessi troppo personali ma di carattere evolutivo, di crescita e maturazione personale; sperimentare tale atteggiamento anche in altri ambiti di vita è particolarmente positivo e gratificante.

         Infatti, nei rapporti interpersonali in genere, nelle amicizie, nell’amore, se si seguisse, non dico sempre, perché così si diventerebbe santi, ma qualche volta per capire, un comportamento simile, cioè interagire senza pensare troppo al tornaconto personale, le cose andrebbero molto meglio, ci sarebbero meno aspettative deludenti, si sarebbe animati dal vero amore, disinteressato e impersonale, unico per creare legami e rapporti solidi, autentici, costruttivi e gratificanti.

           Quindi, il modo più efficace per risvegliare la forza, l’energia di amore, la fiducia, la speranza e la volontà di avanzare, è proprio quello di agire per amore dell’azione stessa provando piacere, senza pretendere nulla in cambio ma solo il gusto della pura realizzazione. Bisognerebbe sperimentare almeno qualche volta per verificare la validità di tali pensieri.           

       

mercoledì 1 febbraio 2012

blog febbraio 2012


 



Blog febbraio 2012

Due stati di essere contrastanti e illusori: povertà e ricchezza



                Di questi tempi non si parla d’altro che di cittadini  ricchi e poveri, povertà e ricchezza; considerando e valutando i due stati sociali soltanto dal punto di vista materiale, cioè sulla base della quantità di soldi, beni  e proprietà a disposizione, al di sopra di una certa soglia si è ricchi, rispetto al fisco, al di sotto, si è poveri, senza però considerare qualità, caratteristiche particolari, modi di essere e comportarsi che descrivono con maggiori particolari lo stato di essere ricchi o poveri.

            Il ricco, secondo l’opinione comune, è colui che nella dichiarazione dei redditi annuale al fisco, se la fa, denuncia tante decine di migliaia di euro e/o di beni e proprietà per cui si presume che abbia un potere di acquisto notevole nella società in cui vive potendo procurarsi qualsiasi cosa in rapporto al suo reddito: case, beni e proprietà, auto, viaggi, yacht e servizi di ogni genere, quindi il ricco si configura come un individuo che si può permettere molto.

           Le persone comuni pensano che il ricco sia felice, che abbia raggiunto uno stato di essere di pienezza, di sicurezza (economica, sì) interiore libero da paure, ansie e preoccupazioni e che abbia capito il senso profondo della vita, dato che non deve combattere per pagare bollette, servizi e spese quotidiane.

            Tale pensiero è il più illusorio ed errato che si possa formulare; infatti, ogni essere umano è conformato in maniera tale da sentire esigenze di carattere spirituale (logica dell’essere) e materiale (logica dell’avere), per cui di fronte a tali richieste naturali,  gli individui si comportano secondo la loro legge interiore e il modo di concepire l’esistenza che rispecchia il loro rapporto karmico con la vita. La ricchezza e la povertà sono aspetti in certo modo secondari, contingenti.

           Conosco gente ricca e benestante che come mentalità è più povera del più spiantato disoccupato che ruba per vivere, perché è attaccata ai soldi, alle sue proprietà, ha paura di spendere, di essere derubata o ingannata, è bloccata nella mente, spera solo di mantenere il proprio stato di sicurezza economica fino alla morte e oltre…. In realtà per tali persone la ricchezza è una terribile illusione, sanno di possedere sostanze e beni ma non godono gli effetti del loro benessere, della sicurezza almeno di fronte alle richieste quotidiane, non viaggiano per conoscere e divertirsi, non spendono per approfondire e sviluppare le proprie doti e potenzialità o per aumentare il proprio bagaglio di conoscenze, di cultura e di esperienze.

          Allora ci si domanda:- Ma a che serve la ricchezza a tali persone? Secondo il buon senso alcuni ricchi sono svantaggiati e condizionati negativamente dal benessere che li blocca mentalmente, mentre altre persone, povere, senza risorse materiali in realtà si godono la vita meglio di loro in quanto la loro mente è occupata da pensieri positivi, di piacere, di soddisfazione per cose semplici e naturali, godono appagate quel poco che hanno sfruttandolo al meglio; tale corrente di pensieri suscita in loro uno stato reale, non illusorio, di benessere mentale che li accontenta. Non è difficile incontrare persone vestite con indumenti di poco prezzo, comprati sulle bancarelle dei mercatini rionali, spesso anche usati, comportarsi con un tocco di signorilità, eleganza e misura, che non corrispondono affatto al loro stato sociale di bisogno, di ristrettezze ma al loro stato mentale di abbondanza, ricchezza e benessere; parlare con loro è una bella esperienza perché i fatti della vita da loro raccontati assumono un colore diverso, più caldo e umano, più positivo e sicuro.

          Quindi, la ricchezza esteriore, l’opulenza e il lusso rare volte sono l’espressione di un animo elevato, di un certo spessore e livello mentale e spirituale, sono manifestazioni karmiche da rispettare in quanto effetti di chissà quali cause remote in altre vite che, se non utilizzate in questa, secondo la precisa legge che governa il denaro: produzione, potere, uso e risparmio, si disperdono senza alcun frutto; infatti, il ricco ha il dovere di usare consapevolmente le conseguenze positive del suo operato in altre vite, acquisite probabilmente anche con sacrifici e privazioni, perché la ricchezza non dura oltre questa vita, se non usata ragionevolmente anche a servizio del prossimo, non come dono ma come mezzo per creare a sua volta ricchezza. Il ricco è più sfidato dalla vita  in quanto ha continue occasioni per mettere alla prova le sue doti di equilibrio, di misura nell’uso della ricchezza, di controllo dell’impulso di preponderanza, di sopraffazione, di dominio dei suoi ego che potrebbero scatenarsi nel cattivo uso della libertà, di rispetto del più debole, di altruismo e generosità, di non condizionamento dallo stato di benessere che potrebbe soffocare l’impulso alla crescita spirituale; il ricco, se consapevole e animato dal desiderio e dalla volontà di maturare anche spiritualmente, ha molte possibilità di utilizzare questa vita come una palestra di prove e sfide evolutive.

           Comunque, ancora una volta osservando i fatti del mondo spassionatamente si può capire il valore e il senso del pensiero: ciò che penso, sono,  per creare nuove cause di un destino più favorevole anche materialmente; infatti, chi attualmente non ha sicurezze materiali, può acquisirle sforzando la sua volontà a creare situazioni, occasioni favorevoli seguendo un certo programma di lavoro psicomentale ben studiato e mirato, sostenuto da un adeguato supporto di pensieri positivi (formule di autoterapia o autoaffermazioni). Qualcuno, magari fra quelli che si ritengono concreti con i piedi a terra, sorriderà sostenendo che è difficile per una persona, se non addirittura impossibile, modificare solo con il pensiero le sue condizioni attuali di carattere economico; la realtà di alcune esperienze fatte da persone molto interessate a migliorare le proprie condizioni, contraddicono quelle affermazioni negative che ostacolano qualsiasi tentativo di rinnovamento e miglioramento, che sono le premesse di un nuovo modo di concepire la esistenza segnata dal karma passato.

            Quindi, pensarsi ricco, significa esserlo; ci sono tuttavia diverse persone che, pur avendo benessere ricchezza e proprietà, pensano male cioè hanno paura di perdere i loro averi, temono di essere derubate ingannate…..pertanto pensano da povere e lo sono mentalmente, non godono dello stato di benessere che hanno. Viceversa, altre che, pur non avendo sostanze materiali, pensano in modo molto positivo, spendono e spandono quel poco che hanno e conducono  esteriormente una esistenza da signori, questi sono i veri ricchi nell’animo e nella mente, si godono la vita, gli altri, no!!!

            In tutte le situazioni della vita molto spesso siamo soggetti all’illusione delle apparenze, giudichiamo da ciò che ci appare senza penetrare nell’essenza vera delle cose, dell’essere, specie delle persone. Povertà e ricchezza sono i due stati umani più appariscenti ma ingannevoli, basta liberarsi dai luoghi comuni e dalle ingannevoli apparenze per entrare nella logica dell’essere, in cui ci si renderà conto di cosa significhi essere ricchi o poveri secondo la legge reale del pensiero: se mi penso ricco, lo sono, se mi penso povero, lo sono.  E’ molto interessante sperimentare questi due stati di essere perché si può capire la chiave della legge della vita spirituale: l’energia pensante, unico e reale strumento di crescita e trasformazione individuale.